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COSTA CONCORDIA

20-Gennaio-2012
Argomento: Make a change

Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati dalla cronaca del disastro della Costa Concordia al largo dell’Isola del Giglio,nella splendida cornice dell’Argentario.
Siamo ormai tutti a conoscenza di come un tragico errore del capitano Schettino, reo di aver intrapreso una manovra sbagliata e azzardata ma frequente per quelle rotte, abbia causato la collisione della nave con uno scoglio vicino alla costa, causandone l’affondamento certo e contribuendo al tragico conto di 11 vittime e 22 dispersi.

Per di più un onda di sgomento mista ad indignazione sta montando in giro per il mondo man mano che si procede con la ricostruzione di quegli attimi concitati, dove lo sciagurato comandante e alcuni dei suoi ufficiali si sono dimostrati palesemente inadeguati a gestire con le professionalità richieste dal ruolo una situazione d’emergenza estrema come quella seguita all’ “abbandonare la nave”.
Senza nulla togliere alle responsabilità oggettive di Schettino nella tragedia, che una volta appurate lo condanneranno a pagarne le conseguenze legali del caso, accogliamo con un certo fastidio l’atteggiamento di una certa stampa estera per l’accaduto, sopratutto di matrice anglosassone, pronta a tradurre la recente tragedia come l’ennesimo episodio di incompetenza italiana. Secondo noi un’opinione di questo tipo, oltre ad essere eccessivamente semplicistica, non tiene conto di alcuni dati oggettivi.

La Costa Crociere infatti non è una compagnia italiana, e non certo da oggi. Il principale gruppo di navi da crociera nel mondo, l’americana Carnival Corporation & PLC con sede a Miami e quotata alla borsa di New York e Londra, si aggiudicò nel lontano 1997 il pacchetto di maggioranza del gruppo italiano per la cifra di 455 miliardi di lire.

Nonostante la recente crisi del mercato crocieristico nel mondo, il bilancio della Carnival nel 2010 ha registrato dei risultati molto consistenti. Il tutto risparmiando sui costi per il personale di servizio, composto nel caso specifico da persone asiatiche sottopagate sprovviste dei necessari requisiti linguistici (scarsa conoscenza dell’italiano o dell’inglese), e forse visti i risultati anche sulle procedure di sicurezza e formazione del personale stesso.
In definitiva secondo la legge del mare un’azienda americana ed il suo management americano hanno causato, almeno indirettamente, un danno ambientale già oggi quantificabile (ci hanno portato via uno scoglio!), messo a repentaglio la vita di migliaia di passeggeri per la maggior parte italiani, e rischiano di creare un disastro ecologico nel caso in cui non fosse possibile recuperare il carburante rimasto nel relitto della nave.

Perchè dovremmo passare sempre e comunque come gli italiani incapaci? Dovrebbe essere lo Stato italiano a costituirsi parte civile contro i responsabili della sciagura e chiedere il giusto risarcimento.

Sarebbe forse più giusto che venisse messa in maggior risalto l’umanità e la bravura degli abitanti del Giglio, dei Vigili del Fuoco e della Guardia Costiera, capaci di soccorrere in poche ore oltre 4.000 persone. In parte ciò è avvenuto, almeno per quanto riguarda la stampa nostrana sempre pronta ad esaltare forse oltre misura il ruolo dei soccorritori. Ci piacerebbe che anche a livello internazionale venisse riconosciuto, se non l’eroismo, almeno la loro professionalità. 


Tag: make a change costa concordia

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