Giusto settimana scorsa, prima che il meeting annuale del
World Economic Forum di
Davos avesse inizio, la Schwab Foundation for Social Entreprenuership ha organizzato diversi incontri a porte chiuse per discutere gli scenari futuri dell’
impact investing a livello globale. A oltre 30 tra CEOs e CFOs dei principali fondi di Private equity, venture capital e società di investimento è stato chiesto di lavorare assieme a 20 imprenditori sociali per costruire assieme un caso concreto di investimento che fosse comprensivo tanto di bottom line di tipo economico quanto da un punto di vista ESG (environmental, social governance).
Colloqui di questo tipo sono fondamentali nell’aiutare potenziali investitori e imprenditori sociali a capirsi e a parlare la stessa lingua. Proprio in questa direzione va infatti letta l’iniziativa di UBS che ha creato un fondo (100 milioni di dollari) di impact investing, per non parlare dell’iniziativa targata Credit Suisse, in partnership con la Schwab Foundation, di produrre una
relazione su come l’
imprenditoria sociale ridefinisca il concetto stesso del ritorno sull’investimento.
Le premesse per rendere far crescere il social business dal punto di vista dell’impatto e della scalabilità ci sono tutte. Bisogna tenere a mente però, come suggerisce Abigail Noble sull’
Huffington Post , che se vogliamo che il capitale rimanga uno strumento per sviluppare il settore, e non viceversa, gli investitori dovranno adottare atteggiamenti radicalmente nuovi. Solo se essi saranno disposti ad adottare una prospettiva di lungo termine, assumendosi rischi maggiori a fronte di un ritorno sociale maggiore garantito dagli strumenti finanziari ad hoc messi a disposizione di imprenditori sociali competenti, sarà possibile gettare solide fondamenta per una nuova economia.